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WELLBACK E STRETCHING GLOBALE DECOMPENSATO

Il termine wellback - letteralmente "benessere della schiena" - racchiude un nuovo ed ampio concetto di benessere, che abbraccia la persona nella sua interezza. Un benessere ed una forma fisica che possono essere conquistati attraverso un modo nuovo di lavorare sul corpo, un modo diverso di prendere coscienza di se stessi e di eliminare i propri freni, le proprie tensioni muscolari, i blocchi articolari, le cattive sinergie, gli scarsi rendimenti sportivi, i dolori di varia natura, ecc.
Tutto questo può essere ottenuto con estrema efficacia attraverso i corsi di wellback - "Pancafit Group" - o con il lavoro individuale grazie allo "stretching globale decompensato".
Questa nuova e rivoluzionaria tecnica si avvale di un attrezzo multifunzionale, capace sia di imprimere posture corrette ed allungamenti muscolari globali; sia, soprattutto, di permettere l'eliminazione dei compensi che il corpo mette inevitabilmente in atto ogni qualvolta cerca di sfuggire alle tensioni o ad eventuali dolori.
Wellback nasce dunque come risposta ad una crescente esigenza, da parte delle persone, di conquistare o recuperare un benessere fisico perduto. Lo sportivo invece troverà, nello stretching globale decompensato, la possibilità di esprimere le proprie potenzialità in modo corretto, bilanciato e rapido, come mai è stato possibile fino a oggi.
Con questa metodica si può incrementare anche la capacità di percepire meglio il proprio corpo, di migliorare la coordinazione neuromuscolare e dunque le sinergie e la dinamicità, riducendo o eliminando la possibilità di incidenti muscolari (crampi, strappi muscolari). 
 

E' noto a tutti il meccanismo per cui la vita di ogni giorno, lo stress, i traumi, impongono al tessuto muscolare una continua tensione che sfocerà col tempo, come vedremo in seguito, in retrazioni muscolari e dunque in perdita di lunghezza muscolare, con conseguente rigidità articolare.
Ecco come si spiega quel desiderio istintivo da parte del corpo, che si manifesta soprattutto al mattino, di stirarsi e sgranchire ogni articolazione.
Ed ecco perché - oggi più che mai - assistiamo al fenomeno per cui le persone, spesso motivate da dolori o da problemi fisici, corrono in palestra a fare stretching a "tutti i costi", nel tentativo di recuperare l'elasticità, la mobilità e la salute perduta.
Ma, se fino a un po' di tempo fa ci si accontentava di qualsiasi forma di stretching, ora i tempi sono maturi per proporne uno molto più efficace, corretto e senza "effetti collaterali", che sia a carattere globale e consideri molteplici sfaccettature: lo "stretching globale decompensato".
C'é una differenza sostanziale fra stretching analitico - per intenderci lo stretching classico, quello di Bob Anderson - e lo stretching globale decompensato. Quando si fa dello stretching classico su un muscolo o un gruppo di muscoli, si ottiene una parte di allungamento proviene delle fibre interessate direttamente, e una parte di "falso allungamento" viene "preso a prestito" da altri distretti muscolari, che si vedono costretti a cedere momentaneamente una parte della propria lunghezza.
Tale meccanismo di prestito, che produrrà una "falsa mobilità", viene definito "compenso". Facciamo un esempio concreto, affinché chiunque possa osservare quanto sopra espresso: invitate una persona a sdraiarsi a terra, supina e in asse dalla testa ai piedi, completamente rilassata.
Ora osservate il corpo nel suo insieme ma soprattutto le curve della colonna, la zona cervicale e quella lombare in particolare. Dopo di che, supponiamo di voler ridurre l'entità della curva cervicale chiedendo al soggetto di appiattire tale zona; per fare ciò egli sarà costretto ad allungare i muscoli posteriori del collo, affinché il tratto della colonna cervicale possa scendere verso terra.
Ma prima che ciò avvenga, mettetevi nella condizione di osservare la struttura corporea nel suo insieme: noterete quali meccanismi intervengono in altre parti, soprattutto a carico del torace e della colonna dorsale e lombare.
Poi, dopo che il soggetto si é nuovamente rilassato, chiedetegli di ridurre la curva lombare e osservate ancora in quali zone creerà i compensi, ossia a quali zone chiederà un "prestito di lunghezza muscolare", indispensabile per fare ciò che gli avete chiesto.
Adesso chiedetegli di ridurre contemporaneamente le due curve e osservate con attenzione quali meccanismi intervengono: il bacino probabilmente sfuggirà in retroversione, le ginocchia creeranno una "lordosi poblitea", flettendosi leggermente o fuggiranno dal loro asse, i piedi si supineranno, le spalle potranno divenire più anteriorizzate, il diaframma probabilmente si bloccherà.
Tutto questo avviene perché i muscoli sono concatenati fra di loro (catene muscolari), strutturati con una determinata lunghezza e non sono disponibili a cedere o ad allungarsi in modo semplice, come noi avremmo voluto.
Si può facilmente capire quali "ambiguità" abbia il corpo nel creare meccanismi di "compenso", ossia degli artifizi atti a non modificare una determinata condizione. Questi artifizi / compensi, che danno l'illusione di aver migliorato la propria condizione in una parte del corpo, li troviamo in altre parti sotto forma di coattazioni articolari, flessioni articolari coatte, rotazioni assiali di un capo articolare, ipercifosi, iperlordosi, scoliosi rettificazioni delle curve della colonna.
Tali compensi possono essere momentanei o permanenti. 
 

Elemento destabilizzante  

Non dobbiamo farci trarre in inganno dal fatto che, quando facciamo stretching, sentiamo stirare i muscoli: non significa quasi nulla, poiché un allungamento settoriale che non sia compendiato da un allungamento globale verrà interpretato dai centri nervosi superiori come elemento destabilizzante della postura, che si è oramai strutturata in seguito alle vicissitudini della vita (stress, traumi, tipo di vita e lavoro).
Questa "destabilizzazione posturale" creerà un allarme ai recettori e ai centri nervosi superiori, i quali, a loro volta, imporranno alla struttura osteo/muscolo/articolare il ripristino della condizione posturale precedente o un equilibrio vicariato.
Ecco come si spiega quel meccanismo, per cui un atleta che ha fatto stretching analitico per anni, se rimane fermo dall'attività per alcuni giorni, vede la propria mobilità ridursi drasticamente.
Un allungamento globale decompensato lavora invece sulla struttura corporea, tenendo conto dell'insieme e nel rispetto dell'anatomia e della fisiologia articolari.
Inoltre, attraverso uno stretching globale decompensato, si andrà inevitabilmente ad agire verso quei muscoli o distretti muscolari responsabili in primo luogo di posture scorrette, algie, alterata percezione del corpo, scarsi rendimenti sportivi, cattive sinergie muscolari, ossia in direzione di una "causa primaria".
Dunque, un intervento di stretching globale decompensato richiede, ogni qualvolta si metta in tensione un muscolo, che ci si ricordi come l'intera struttura muscolare è organizzata in catene muscolari. Ogni volta che si cerca di allungare una parte di detta catena, si deve quindi - inevitabilmente - mettere in "allungamento coordinato" anche le restanti parti muscolari facenti parte della catena. Le catene muscolari sono rappresentate da una serie di muscoli interagenti fra di loro, che partendo dall'occipite arrivano fino alla punta dei piedi.
I singoli muscoli rappresentano i vari anelli di ogni singola catena, la quale comprende anche il diaframma. Da quest'ultima affermazione si può già intuire come un corretto allungamento muscolare globale decompensato non possa che includere anche una corretta respirazione, che sarà specificamente tecnica in relazione all'osservazione della postura dell'individuo.
Wellback nasce proprio per dare una risposta ed una completezza di lavoro, riducendo o impedendo la possibilità dei compensi attraverso l'utilizzo di Pancafit®, strumento indispensabile per lo stretching globale decompensato. Ecco perché, con questo semplice attrezzo, è possibile ottenere notevoli risultati sulle posture, nei rendimenti sportivi, sulle algie (strappi muscolari, tendiniti, sinoviti, borsiti, cervicalgie, lombalgie, sciatalgie ernie discali, artrosi, blocchi diaframmatici ecc.), oltre ad una corretta e bilanciata mobilità delle articolazioni in genere.

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